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venerdì 13 settembre 2013

Cane ben addestrato. Cane buon cittadino!






Sempre più, i recenti fatti di cronaca di aggressioni perpetrate da cani mal custoditi e mal gestiti a danni di sfortunati cittadini, genera una continua pressione negativa da parte dei media e dell’ opinione pubblica nei confronti dei cani e della loro convivenza con l’ uomo e la società in generale. Le soluzioni che il governo prospetta e porta avanti per risolvere o almeno contenere il problema costituiscono principalmente in una sorta di segregazione sociale dei cani obbligandoli a muoversi e vivere nella società civile e collettiva rimanendo relegati ad un guinzaglio o addirittura in casi particolari anche con l’ uso della museruola.
Questa degenerazione della prevenzione del problema delle aggressioni da cani è principalmente se non in termini quasi assoluti dovuta non ad una particolare aggressività o comportamento anti-sociale di determinati cani ma all’ inadeguatezza e mancanza di responsabilità che determinati proprietari di cani hanno e mantengono nei confronti dei loro “amici”. Questa responsabilità costituisce principalmente nell’inosservanza di tre principi:
1° - L’acquisto del proprio cane presso pseudo-allevatori o rivenditori che acquistano o allevano cuccioli in cattive condizioni ambientali e con scarsa cura soprattutto del loro benessere psico-fisico e in totale assenza di stimolazioni esterne positive per il corretto sviluppo sociale della cucciolata.
2° - La mancanza di cure e di tempo dedicato al cucciolo nei primi mesi di vita, in particolare l’assenza di socializzazione del cane con l’uomo, i suoi simili e con l’ ambiente sociale più svariato in generale.
3° La mancanza di un corretto e professionale addestramento che sia finalizzato oltre che alla socializzazione e all’educazione di base anche all’apprendimento di determinati esercizi di obbedienza di base che permettano al proprietario di avere un reale controllo del proprio cane nelle più svariate occasioni della vita quotidiana.
L’ osservare strettamente e con attenzione questi tre principi fondamentali permette ad ogni proprietario di cani di vivere in pace e in armonia con la società il rapporto con il proprio cane, facendo sì che l’ incontro tra la società in generale e il proprio “amico” sia fonte di arricchimento per tutti e non causa di preoccupazione per la collettività. Una corretta disciplina ed etica dei proprietari di cani è alla base di un inserimento di successo e di un buon marketing per i cani nella società civile.
Per i motivi sopra elencati è fondamentale che ogni proprietario di cani si rivolga nei primi mesi di vita ad un addestratore professionista iscritto all’Albo dell’ ENCI, e che quindi è in possesso sia delle competenze professionali necessarie sia di un etica professionale ineccepibile, che con pazienza e dedizione permetterà di acquisire al cane e al padrone quelle nozioni di base dell’ addestramento necessarie per vivere in armonia sia all’interno che all’esterno “del branco”.
In particolare è mio consiglio curare con particolare attenzione gli esercizi di controllo più importanti quali lo stare fermo a terra anche in presenza di forti stimoli e distrazioni, il camminare senza tirare al guinzaglio e l’ accorrere libero al richiamo anche in presenza di altri cani o persone che passeggiano.
Il corretto apprendimento di questi tre esercizi fondamentali costituisce una base importante per mantenere in ogni situazione un controllo affidabile del proprio cane senza dover relegare questo tipo di sicurezza ad una segregazione ad opera del guinzaglio o della museruola.

Gabriele Dalle Mulle


giovedì 22 agosto 2013

Canis lupus familiaris: dall'utilità e difesa al babymorfismo





In un bassorilievo assiro di circa 3000 anni or sono, è raffigurato un così detto cane da guerra: un molossoide guarnito di corazze e spuntoni con il suo conduttore armato di mazza, ma la storia del sodalizio uomo-cane risale alla notte dei tempi. Analisi del dna mitocondriale di ritrovamenti fossili fanno risalire il cambiamento del corredo genetico lupoide, e dunque la nascita del cane, a più di 100.000 anni or sono. Se consideriamo che tale nuovo genotipo, per fissarsi indelebilmente, ha avuto necessità di lungo tempo per generalizzarsi, arriviamo assai indietro nelle ere.

Osservando le tecniche di caccia in branco dell'orda lupoide sono nati i primi cacciatori umani organizzati in battuta; se avete dimestichezza con le storie dei nativi americani (e.g.), l'agguato nel canyon, le tecniche di guerriglia, così come le tecniche di caccia sono prese a piè pari dalla società dei lupi. Forse il lupo ha fatto sì che l'uomo si aggregasse in branchi e ne abbiamo imitato in toto il modello sociale.
Non completamente in toto, perchè l'uomo, così come il cane, in anni di storia, è in parte avulso dalla selezione naturale che si compie negli animali selvatici, presso i quali gli individui meno adatti sono destinati all'estinzione.

La subordinazione del lupo ad un gruppo umano, sono entrambi animali sociali che rispettano una gerarchia della dominanza, crea variazioni genetiche permanenti: le percezioni, il collegamento con il tutto, si abbassano notevolmente nei canidi che, sottratti alla selezione naturale sono finiti nelle mani incapaci della selezione umana; si mormora che in cambio di questa amputazione sensoriale abbiano acquistato la capacità di apprendere nuovi comportamenti.
I cani che tornano allo stato selvatico, i così detti “ferali”, aumentano le percezioni istintive ma mai completamente.

Il primo compito che il lupus familiaris ha svolto per l'uomo è stato unicamente, o quasi, quello
dell' utilità e difesa.

La storia dell'addestramento alla subordinazione che l'uomo ha esercitato nei confronti degli animali, ed anche di sé medesimo, è lo specchio, la sedimentazione storica della mentalità epocale imperante; non riguarda campi specifici e non è settoriale: essa è.
Anche ai giorni nostri sotto l'egida della “performanza” si perpetrano coercizioni, sperimentazioni farmacologiche e frattaglie varie nell' addestramento degli adolescenti umani all'agone.
Abbiamo fatto piccoli passi avanti, dal colosseo allo stadio il sangue versato è decisamente calato; ma, sostanzialmente, siamo ancora quelli della fionda e della pietra, sotto mentite spoglie.

-Le tecniche di addestramento rispecchiano dunque i vizi e le virtù dell' umana gens, storicamente razza assai brutale...-

Dalla scatola di Skinner in poi non è stato più possibile alla mentalità imperante (di vittoriana memoria) negare che, senza un coinvolgimento emotivo, senza intelligenza emotiva il processo di addestramento non sviluppa le dovute potenzialità sinergiche, è puro vacuo riflesso pavloviano.
Il rinforzo positivo ed il condizionamento operante aprono la conoscenza di nuovi e più efficaci strumenti educativi in grado di produrre emozionanti ed edificanti simbiosi fra cane e conduttore: il famoso binomio dove l'empatia si sostituisce alla coercizione perpetrata nei secoli.
Sappiamo che un cucciolo di uomo comprende il linguaggio complesso, ancor prima di parlare, a circa 14 mesi e che un cucciolo di cane non deve mancare la sua finestra di socializzazione: non abbiamo più scuse per sbagliare -performanza a parte-.

-La mentalità imperante non vuol dire che non ci siano sempre state eccezioni alla regola dominante-

Recentemente poi, si è arrivati agli eccessi opposti: la antropomorfizzazione del cane, la tendenza a considerare il cane un bambino e a trattarlo come tale; ciò è causa di numerosi problemi e di incidenti anche violenti.
Addirittura si arriva ad affermare che non bisogna dire “NO!” ad un cane per non traumatizzarlo!!!
Un cane non è un bambino e non è un uomo,
la sua muscolatura rossa è fatta per ore di gioco e corse quotidiane, è geneticamente portato all'esplorazione, al pastoraggio, alla caccia,...deve poter esprimere l'appagamento dei sensi, l'olfatto in primis, il cane vive in un mondo prevalentemente olfattivo, deve comprendere il suo status all'interno della congrega umana e animale...etc...etc...
Etologicamente parlando:
osservando come una cagna educa i cuccioli, come insegna loro l'inibizione al morso (quando i dentini,aguzzi come spilli, incominciano a lacerarle i capezzoli) e alla violenza gratuita, o come pone fine a insistenti e sgradite moine, possiamo affermare che, se un madre non insegna al cucciolo l'inibizione al morso e le gerarchie, senza un erudizione disciplinare, senza i famosi “NO!” materni un cucciolo svilupperà seri problemi comportamentali.

-Ed abbiamo così posto una pietra tombale sulle spalle di coloro che sostengono che non bisogna impartire il comando “NO!” o sgridare verbalmente un cane; forse il loro peccato è quello di essere cinofili prettamente teorici o eccessivamente settoriali.-

Guardando il cane da un punto di vista strettamente etologico e neurofisiologico l'attività cinofila più stressante in assoluto per un cane è la pet terapy:
ci possono essere alcune eccezioni, ma normalmente un cane non è fatto per stare fermo o quasi mentre viene manipolato, più o meno delicatamente, da molte persone.

Della performanza, ovvero degli eccessi agonistici
Negli sport cinofili, come in tutti gli altri sport, ci sono coloro i quali ricorrono a sistemi illeciti, coercitivi, farmacologici e sono dei veri e propri padri-padroni che vivono sotto lo stendardo: il fine giustifica i mezzi.
Ciò avviene, come per tutti gli sport, principalmente a livelli agonistici così detti alti e sviluppa anche una moda educativa basata sulla prestazione ad ogni costo: la performanza appunto.
Per far fare ad un cane ciò che non vuole fare si compie ogni scempio.

Ma, ad onor del vero, esistono ampie sacche di cinofili sportivi nel mondo che creano un binomio con il proprio cane esclusivamente con il contatto emotivo, il rinforzo positivo, il co-verbale, il posturale e baggianate simili che però la scienza ha finalmente comprovato.
Più che arrivare primi, a codesti cinofili interessa esprimere la realizzazione del binomio in una manifestazione pubblica.

REGOLAMENTO INTERNAZIONALE PROVE DI LAVORO PER CANI DA UTILITÀ E DIFESA FCI

approvato dal Consiglio Direttivo del 9 maggio 2012
su parere conforme della Commissione Tecnica Centrale del 22 marzo 2012
e del Comitato Consultivo degli Esperti del 4 aprile 2012
in vigore dal 15 maggio 2012

PREMESSA
Da più di dodicimila anni [oltre 100.000] il cane è compagno dell'uomo. Attraverso la domesticazione, il cane è entrato a far parte del contesto sociale umano, ed ora sotto molti aspetti è completamente dipendente da noi. Ciò rende l'uomo fortemente responsabile del benessere del cane.
In particolare durante l'addestramento, e' di primaria importanza, porre attenzione alla salute sia
fisica che psichica del cane. Principio fondamentale quindi e' quello di avere nei suoi confronti un
atteggiamento non violento, rispettoso dell'animale e adeguato alla sua specie. E' scontato che il
cane debba ricevere cibo e acqua a sufficienza, e che ci si occupi della sua salute, sottoponendolo
a regolari vaccinazioni e controlli veterinari. È inoltre assolutamente necessario garantire al cane
regolari contatti sociali con l'uomo, e la possibilità di sfogare a sufficienza il suo naturale bisogno di
attività sia mentale che fisica.
Nel corso della storia, il cane ha avuto svariati compiti, nello svolgimento dei quali, oggi viene nella
maggior parte dei casi,sostituito dalla tecnologia. E' quindi ora compito e responsabilità del
proprietario conduttore,dare la possibilità al cane di svolgere attività e movimento conformi alle
proprie attitudini, a stretto contatto con esseri umani. A questo scopo sono molto adatte la prova di
BH, la prova di IPO V, e prove di pista e di ricerca. Il cane dovrebbe avere la possibilità di essere
impiegato ed impegnato in attività conformi alle sue qualità naturali e alle sue potenzialità. Sono
necessari oltre ad un sufficiente movimento, anche una attività intensa che tenga conto delle
capacità di apprendere,e delle attitudini di ogni singolo soggetto: i diversi tipi di attività sportive
cinofile,sono ideali a questo scopo.
Cani non sufficientemente impegnati in attività adeguate, possono creare problemi nella società.
Le persone che addestrano il loro cane, o che si dedicano con esso, ad uno sport cinofilo, devono
sottoporsi ad un accurata formazione, al fine di ottenere una collaborazione uomo/cane più
armonica possibile.
Lo scopo di qualsiasi tipo di addestramento è quello di insegnare ad ogni cane cose che lui sia in
grado di fare.
L'armonia fra uomo e cane, indipendentemente dal tipo di attività cinofila praticata, è il primo
traguardo da raggiungere. Si può arrivare a tale armonia solo se ci si riesce ad immedesimare
nella mente del proprio cane, imparando a conoscere le sue doti e le sue qualità naturali.
L'uomo ha l' obbligo etico di educare ed addestrare a sufficienza il proprio cane. I metodi che
devono essere utilizzati,devono fondarsi su conoscenze sicure,basate su studi di etologia e di
cinologia.
Per ottenere gli obiettivi di educazione, addestramento, o allenamento che ci si prefigge, deve
essere impiegato un metodo non violento e positivo per il cane. Strumenti di educazione,
addestramento o allenamento non specie compatibili non sono ammessi (in conformità con le
norme a tutela del benessere animale).
L'impiego del cane nello sport, si deve basare sulle sue qualità naturali, sulle sue potenzialità,e
sulla sua disponibilità; non è ammesso influenzare le naturali prestazioni del cane con medicinali o
strumenti non adeguati.
L'uomo ha l'obbligo di conoscere a fondo le attitudini del proprio cane: chiedere al cane prestazioni
che non può dare non è eticamente accettabile.
Un cinofilo responsabile parteciperà a prove, gare ed allenamenti solo con cani sani e in adeguata
forma psicofisica.


lunedì 10 giugno 2013

Accuse agli allevatori



Fra i cani da circo capaci di complicatissimi giochi di bravura che pre-
suppongono una grande capacità di apprendimento, solo in pochissimi
casi si trovano cani di razza; non certo perché un bastardo costi meno,
anzi, per cani da circo dotati di talento si pagano cifre astronomiche, ma
piuttosto grazie a quelle particolari qualità psichiche che sono determi-
nanti per il cane artista. Oltre al livello più alto di intelligenza e di capa-
cità di apprendimento, sono soprattutto il minore nervosismo e la mi-
gliore attitudine a sopportare le tensioni, propri del cane bastardo, a
rendere possibili prestazioni qualitativamente superiori. Non è quindi
un caso che la più bella descrizione dell'animo canino, Cane e padrone
di Thomas Mann, riguardi un bastardo, un cane da pollaio.
Dei miei cani uno soltanto era veramente di razza pura, un vero esem-
plare da esposizione, un cane da pastore di nome Bindo. Era indubbia-
mente un tipo nobile, un cavaliere senza macchia e senza paura, ma in
quanto a finezze di sentire e a complessità di vita psichica non stava
certo alla pari con la mia cagna da pastore Tito, figlia dei boschi e dei
prati, senza l'ombra di un pedigree. Il mio bulldog francese possedeva, è
vero, un albero genealogico, ma era decisamente un prodotto di scarto:
era troppo grosso, il cranio e le gambe erano troppo lunghi, il dorso
troppo dritto — e nonostante ciò sono convinto che nessun premiato
campione di quella razza avrebbe mai potuto possedere le qualità d'a-
nimo del mio Bully.
È triste ma innegabile che una accurata selezione di caratteri fisici non è
conciliabile con una selezione di caratteri psichici. Gli esemplari che ri-
spondono a tutte le esigenze in entrambi i campi sono troppo rari per
poter fondare solo su di loro la continuazione di una razza. Come io non
conosco un solo scienziato veramente di genio che sia anche un Apollo,
o una donna che incarni la bellezza ideale e sia dotata di un'intelligenza
più che mediocre, così non conosco alcun campione di una qualsiasi
razza canina che vorrei avere come mio cane. Con ciò non voglio dire
che questi due diversi ideali si escludano necessariamente a vicenda:
non si vede perché un cane di razza eccezionalmente bello non potrebbe
essere dotato anche di eccezionali qualità psichiche; ma ciascuno di

questi ideali è già di per sé abbastanza raro perché non sia estremamen-
te improbabile trovarli riuniti in un unico soggetto. Anche se un alleva-
tore si pone come compito una severissima selezione da entrambi i pun-
ti di vista, in pratica non potrà fare a meno di scendere a dei compro-
messi. Così, si cominciò a separare quella che è l'estetica dell'animale
dalle sue prestazioni, esattamente come si fa per i piccioni viaggiatori,
coi quali si arrivò veramente a creare due razze diverse. Nell'allevamen-
to del cane da pastore tedesco mi pare si sia già sulla buona strada per
giungere a una separazione dello stesso genere. Nei tempi andati, quan-
do il cane era ancora prevalentemente un animale utile e la moda non
aveva l'importanza che ha assunto oggigiorno, non esisteva il pericolo
che nella scelta degli animali d'allevamento le qualità psichiche venisse-
ro trascurate. D'altra parte, anche in una selezione il cui criterio esclusi-
vo sia l'utilità, possono sempre affiorare difetti psichici. Ad esempio un
grande conoscitore di cani, che stimo molto, ritiene che la mancanza di
fedeltà di certi segugi sia proprio da far risalire a questo. Indubbiamente
tali razze vengono in primo luogo selezionate in base alla particolare fi-
nezza dell'olfatto; però è perfino possibile che si sia operata una sele-
zione sulla base della mancanza di fedeltà al padrone: oggi, si sa, vi so-
no cacciatori privi di senso sportivo, talvolta anche guardie forestali,
che spesso preferiscono lasciare la ricerca della selvaggina colpita a un
qualsiasi subalterno; fa quindi parte dell'utilità di un buon segugio esser
capace di lavorare con chiunque altrettanto bene che col proprio padro-
ne. La cosa però diventa veramente grave quando l'onnipotente tirannia
della moda, la più sciocca fra le femmine sciocche, si arroga di prescri-
vere ai poveri cani quale deve essere il loro aspetto. Non esiste una sola
razza canina le cui eccellenti qualità psichiche originarie non siano an-
date totalmente distrutte non appena la razza è diventata di gran moda.
Soltanto se in un angolo sperduto del globo i cani in questione hanno
potuto continuare ad essere allevati come animali normali, al riparo dal-
la moda, questo deterioramento ha potuto essere evitato. Così nel loro
paese vi sono ceppi di cani da pastore scozzesi in cui vivono ancora tut-
te quelle magnifiche qualità di carattere tipiche di questa razza, mentre i
nobili collies, allevati nell'Europa centrale come cani di moda agli inizi
del secolo, hanno subito un incredibile processo di peggioramento sia
nel carattere che nell'intelligenza. Se per una razza che diventa di moda
non c'è un allevamento che sappia dare il necessario sostegno alle quali-

tà psichiche degli animali, la sua sorte è segnata. Persino allevatori in-
dubbiamente onesti, che preferirebbero morire piuttosto che permettere
l'incrocio di un animale che non sia di razza purissima fino al più lonta-
no antenato, non trovano nulla di immorale nell'allevare esemplari fisi-
camente splendidi che recano però tare psichiche.
Lettori cinofili, per i quali scrivo questo libro, credetemi: la gioia di
possedere un cane che rappresenti quasi la perfezione della sua razza si
spegne pian piano nei lunghi anni di intimità, ma non si spegne il disa-
gio che creano certe carenze psichiche come l'eccessivo nervosismo,
l'ombrosità, l'esagerata pusillanimità. Il tempo non immunizza contro
tali logoranti difetti, anzi rende ad essi più sensibili. Un bastardo intelli-
gente, fedele, animoso e con i nervi a posto, dà alla lunga assai più sod-
disfazioni che non un campione purissimo costato un patrimonio.
Come ho già detto, sarebbe possibile scendere a un compromesso fra
qualità fisiche e psichiche poiché, fin quando la moda non si è impos-
sessata di loro, le più diverse razze canine, mantenute pure, hanno con-
servato le loro belle doti di carattere. Ma già nell'organizzazione delle
mostre e dei concorsi si nasconde un certo pericolo: in una mostra cani-
na il fatto stesso della concorrenza conduce automaticamente a esaspe-
rare i caratteri specifici di razza dei diversi esemplari. Se si osservano
immagini antiche, che per le razze canine inglesi risalgono fino al Me-
dioevo, e si confrontano con le immagini degli attuali rappresentanti
delle stesse razze, questi ultimi appaiono come grottesche caricature di
quei nobili esemplari. Nel chow-chow, che è diventato di moda soltanto
nel corso degli ultimi decenni, questo appare con particolare evidenza.
Ancora intorno al 1920 i chow erano cani veramente naturali, vicinis-
simi alla loro originaria forma selvatica: il naso appuntito, gli occhi dal
taglio obliquo, mongolo, e le orecchie aguzze ben ritte, davano al loro
muso quell'espressione così stranamente affascinante che è propria dei
cani da slitta groenlandesi, dei samoiedi e degli huskies [cani esquime-
si], in breve di tutte le razze fortemente lupine. Oggi nell'allevare il
chow si punta ad accentuare i caratteri che gli danno un tipico aspetto
da orsacchiotto: il naso è largo e breve, quasi da alano, nel muso, più
appiattito, gli occhi hanno perduto il bel taglio obliquo, le orecchie
scompaiono nell'eccessiva ricchezza della pelliccia. Anche nel carattere,
il predatore selvatico pieno di temperamento, che pare ancora respirare

l'aria delle distese sconfinate, è diventato un impomatato Teddy-bear...
salvo naturalmente quelli che allevo io. Ma stando alle leggi di tutte le
associazioni di allevatori, i miei chow devono essere guardati con di-
sprezzo perché ancor oggi hanno un centoventottesimo di sangue di ca-
ne da pastore.
Un'altra razza che amo molto e di cui vedo con dolore la decadenza psi-
chica è lo scotch-terrier. Trentacinque anni fa circa, quando il mio se-
condo cane, la femmina scotch-terrier Ali, seguiva i miei passi, gli ani-
mali di quella razza erano quasi senza eccezioni modelli di coraggio e
di fedeltà. Nessuno dei cani che ho avuto in seguito mi ha difeso più fu-
riosamente di Ali e nessuno ha dovuto tanto spesso venir salvato da lot-
te disperate e senza quartiere con avversari di tanto più forti. Ma da nes-
sun altro cane ho dovuto però anche tanto spesso salvare un gatto, e
nessuno, all'infuori di Ali, ne ha mai inseguito uno arrampicandosi so-
pra un albero! I fatti si svolsero così: Ali dava la caccia a un gatto che,
per mettersi in salvo, salì sul primo ramo di un pruno; un momento do-
po già doveva ritirarsi al sicuro su un secondo ramo, un metro e mezzo
più in alto, dato che Ali con un salto furioso aveva raggiunto la corona
dell'alberello e vi si era sistemata. Di lì a pochi secondi il gatto dovette
nuovamente battere in ritirata, cercando un ramo ancora più alto, perché
Ali aveva scalato anche il secondo. Il cane lottava ora per mantenersi in
equilibrio, essendo i rami molto sottili. Non cadde a terra semplicemen-
te perché riuscì a fermarsi a cavalcioni di uno di essi, che teneva stretto
fra le cosce. Per un momento restò con la testa in giù, ma poi riuscì a
raddrizzarsi e abbaiò furioso verso il gatto che sedeva un metro più in
alto su un ramo tanto sottile che quasi non lo reggeva più. E a questo
punto avvenne l'incredibile: Ali tese tutti i muscoli del suo corpo robu-
sto e si catapultò sul gatto, lo afferrò fra i denti rimanendo per un attimo
appeso alla bestiola che tentava disperatamente di reggersi, finché en-
trambi precipitarono per tre metri buoni fino al suolo, dove dovetti in-
tervenire per salvare il micio. Ali infatti, malgrado il duro colpo, non
mollava la preda. Il gatto non s'era fatto nulla, ma Ali zoppicò per set-
timane intere a causa di uno strappo muscolare. Contrariamente ai gatti,
i cani non sempre sanno cadere bene sulle zampe.
Così erano quei piccoli scozzesi trentacinque anni fa! Quasi tutti, Ali
non era affatto un'eccezione. E oggi? Mi arrabbio e provo pena quando

incontrando dei cani nella nostra Vienna, dove sono così tanti e così
amati, vedo come si comportano gli attuali rappresentanti di questa raz-
za. Certo, la mia irsuta Ali, con un orecchio un po' di traverso a causa di
una cicatrice, non avrebbe avuto alcuna probabilità di successo a una
mostra canina, di fronte a tutte quelle bellezze infiocchettate. Ma que-
ste, in compenso, vanno a testa bassa persino davanti a dei cani che sa-
rebbero scappati con altissimi gridi di fronte alla mia Ali.
Ma siamo ancora in tempo. Persino da noi, nell'Europa Centrale, ci sono
degli scotch-terrier che non hanno paura neppure di un San Bernardo e
che si scagliano contro le gambe dell'uomo più robusto se questi soltan-
to si permette una parola minacciosa contro il loro padrone. Ma scotch-
terrier come questi sono rari, certo è inutile cercarli fra i vincitori delle
mostre canine.
E ora faccio una domanda agli allevatori, di cui è lecito presumere che
capiscano cosa è un cane: non sarebbe meglio provare, anche una sola
volta, ad allevare uno di questi cani intelligenti, fedeli e coraggiosi, pur
correndo il rischio che, nel punteggio che riguarda le proporzioni del
corpo, esso risulti battuto da quei perfetti capolavori usciti dalle mani di
tosatori di lusso?


Konrad Lorenz - E l'uomo incontrò il cane

sabato 1 giugno 2013

Il galateo per il cane


L'unica pecca di questo libro è la verbosità accademica del Marchesini che complica lessicalmente concetti assai semplici: la cultura cinofila ha bisogno di diffusione orizzontale, non di terminologie criptiche ai più, almeno secondo il mio parere.

E la donna creò il cane




E' la notte dei tempi, una donna si aggira fremente di rabbia e disperazione vagando senza meta: è la femmina alfa di una piccola orda tribale che ha appena perso il suo neonato, ucciso da un male ignoto. I suoi seni pregni di latte non consumato aumentano il suo dolore; quand'ecco che ad un tratto viene attratta dai vagiti disperati di alcuni cuccioli di lupo.
Giunta sul luogo da dove provengono quei pianti animali scopre dei cuccioli stremati attorno al cadavere della madre, nessuna traccia del resto del branco.
L'istinto materno di questa donna trova sublimazione in quei piccoli lupetti in fasce: scelto un cucciolo lo avvicina al seno e prova ad allattarlo, è la fusione di due dolori in un nuovo sodalizio, nasce il maternaggio.
Anche se un po' romanzata questa storia è probabilmente la vera scintilla primordiale dell'addomesticamento del lupo e della sua trasformazione in cane domestico.
I cani dei villaggi nati dai lupi meno forti che presero a nutrirsi degli scarti alimentari degli umani, assuefacendosi alla presenza dell' Homo, verranno poi.

Il sodalizio fra l'uomo e il cane risale a ere arcaiche, recenti analisi del DNA mitocondriale di reperti fossili spostano indietro a più di 100.000 anni or sono la domesticazione del lupo e la sua trasformazione in Canis Familiaris.
Questo rapporto millenario ha modificato entrambi, l'uomo e il lupo: pare proprio che la sicurezza di dormire tranquillamente, garantita dai primi canidi, abbia permesso all' umanità di sviluppare logica e creatività altrimenti impossibili per le notti insonni delle orde primitive alle prese con mille insidie e pericoli.
Non stupisce quindi il fatto che, in questo affascinante testo, attraverso la storia evolutiva dei canidi affiorino le tappe evolutive dell' umanità.
La scomparsa dei Neanderthal fu il primo genocidio compiuto dai Sapiens?
L'evoluzione, al contrario di quanto sostenuto da Darwin, non procede per lentissime tappe di cambiamento ma per repentini balzi genetici?
Le nuove tecniche di analisi del DNA fossile sembrano aprire nuove luci sul trapassato remoto dell'uomo, ma la scarsità dei reperti (un fossile per giungere sino a noi deve trovarsi in contesti ambientali del tutto particolari, altrimenti svanisce in polvere) non permette di illuminare tutte le zone d'ombra della storia arcaica.
Di tanto altro ci narra Barbara Gallicchio in questo libro che trasuda di conoscenza e amore cinofilo appassionato.