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giovedì 22 agosto 2013

Canis lupus familiaris: dall'utilità e difesa al babymorfismo





In un bassorilievo assiro di circa 3000 anni or sono, è raffigurato un così detto cane da guerra: un molossoide guarnito di corazze e spuntoni con il suo conduttore armato di mazza, ma la storia del sodalizio uomo-cane risale alla notte dei tempi. Analisi del dna mitocondriale di ritrovamenti fossili fanno risalire il cambiamento del corredo genetico lupoide, e dunque la nascita del cane, a più di 100.000 anni or sono. Se consideriamo che tale nuovo genotipo, per fissarsi indelebilmente, ha avuto necessità di lungo tempo per generalizzarsi, arriviamo assai indietro nelle ere.

Osservando le tecniche di caccia in branco dell'orda lupoide sono nati i primi cacciatori umani organizzati in battuta; se avete dimestichezza con le storie dei nativi americani (e.g.), l'agguato nel canyon, le tecniche di guerriglia, così come le tecniche di caccia sono prese a piè pari dalla società dei lupi. Forse il lupo ha fatto sì che l'uomo si aggregasse in branchi e ne abbiamo imitato in toto il modello sociale.
Non completamente in toto, perchè l'uomo, così come il cane, in anni di storia, è in parte avulso dalla selezione naturale che si compie negli animali selvatici, presso i quali gli individui meno adatti sono destinati all'estinzione.

La subordinazione del lupo ad un gruppo umano, sono entrambi animali sociali che rispettano una gerarchia della dominanza, crea variazioni genetiche permanenti: le percezioni, il collegamento con il tutto, si abbassano notevolmente nei canidi che, sottratti alla selezione naturale sono finiti nelle mani incapaci della selezione umana; si mormora che in cambio di questa amputazione sensoriale abbiano acquistato la capacità di apprendere nuovi comportamenti.
I cani che tornano allo stato selvatico, i così detti “ferali”, aumentano le percezioni istintive ma mai completamente.

Il primo compito che il lupus familiaris ha svolto per l'uomo è stato unicamente, o quasi, quello
dell' utilità e difesa.

La storia dell'addestramento alla subordinazione che l'uomo ha esercitato nei confronti degli animali, ed anche di sé medesimo, è lo specchio, la sedimentazione storica della mentalità epocale imperante; non riguarda campi specifici e non è settoriale: essa è.
Anche ai giorni nostri sotto l'egida della “performanza” si perpetrano coercizioni, sperimentazioni farmacologiche e frattaglie varie nell' addestramento degli adolescenti umani all'agone.
Abbiamo fatto piccoli passi avanti, dal colosseo allo stadio il sangue versato è decisamente calato; ma, sostanzialmente, siamo ancora quelli della fionda e della pietra, sotto mentite spoglie.

-Le tecniche di addestramento rispecchiano dunque i vizi e le virtù dell' umana gens, storicamente razza assai brutale...-

Dalla scatola di Skinner in poi non è stato più possibile alla mentalità imperante (di vittoriana memoria) negare che, senza un coinvolgimento emotivo, senza intelligenza emotiva il processo di addestramento non sviluppa le dovute potenzialità sinergiche, è puro vacuo riflesso pavloviano.
Il rinforzo positivo ed il condizionamento operante aprono la conoscenza di nuovi e più efficaci strumenti educativi in grado di produrre emozionanti ed edificanti simbiosi fra cane e conduttore: il famoso binomio dove l'empatia si sostituisce alla coercizione perpetrata nei secoli.
Sappiamo che un cucciolo di uomo comprende il linguaggio complesso, ancor prima di parlare, a circa 14 mesi e che un cucciolo di cane non deve mancare la sua finestra di socializzazione: non abbiamo più scuse per sbagliare -performanza a parte-.

-La mentalità imperante non vuol dire che non ci siano sempre state eccezioni alla regola dominante-

Recentemente poi, si è arrivati agli eccessi opposti: la antropomorfizzazione del cane, la tendenza a considerare il cane un bambino e a trattarlo come tale; ciò è causa di numerosi problemi e di incidenti anche violenti.
Addirittura si arriva ad affermare che non bisogna dire “NO!” ad un cane per non traumatizzarlo!!!
Un cane non è un bambino e non è un uomo,
la sua muscolatura rossa è fatta per ore di gioco e corse quotidiane, è geneticamente portato all'esplorazione, al pastoraggio, alla caccia,...deve poter esprimere l'appagamento dei sensi, l'olfatto in primis, il cane vive in un mondo prevalentemente olfattivo, deve comprendere il suo status all'interno della congrega umana e animale...etc...etc...
Etologicamente parlando:
osservando come una cagna educa i cuccioli, come insegna loro l'inibizione al morso (quando i dentini,aguzzi come spilli, incominciano a lacerarle i capezzoli) e alla violenza gratuita, o come pone fine a insistenti e sgradite moine, possiamo affermare che, se un madre non insegna al cucciolo l'inibizione al morso e le gerarchie, senza un erudizione disciplinare, senza i famosi “NO!” materni un cucciolo svilupperà seri problemi comportamentali.

-Ed abbiamo così posto una pietra tombale sulle spalle di coloro che sostengono che non bisogna impartire il comando “NO!” o sgridare verbalmente un cane; forse il loro peccato è quello di essere cinofili prettamente teorici o eccessivamente settoriali.-

Guardando il cane da un punto di vista strettamente etologico e neurofisiologico l'attività cinofila più stressante in assoluto per un cane è la pet terapy:
ci possono essere alcune eccezioni, ma normalmente un cane non è fatto per stare fermo o quasi mentre viene manipolato, più o meno delicatamente, da molte persone.

Della performanza, ovvero degli eccessi agonistici
Negli sport cinofili, come in tutti gli altri sport, ci sono coloro i quali ricorrono a sistemi illeciti, coercitivi, farmacologici e sono dei veri e propri padri-padroni che vivono sotto lo stendardo: il fine giustifica i mezzi.
Ciò avviene, come per tutti gli sport, principalmente a livelli agonistici così detti alti e sviluppa anche una moda educativa basata sulla prestazione ad ogni costo: la performanza appunto.
Per far fare ad un cane ciò che non vuole fare si compie ogni scempio.

Ma, ad onor del vero, esistono ampie sacche di cinofili sportivi nel mondo che creano un binomio con il proprio cane esclusivamente con il contatto emotivo, il rinforzo positivo, il co-verbale, il posturale e baggianate simili che però la scienza ha finalmente comprovato.
Più che arrivare primi, a codesti cinofili interessa esprimere la realizzazione del binomio in una manifestazione pubblica.

REGOLAMENTO INTERNAZIONALE PROVE DI LAVORO PER CANI DA UTILITÀ E DIFESA FCI

approvato dal Consiglio Direttivo del 9 maggio 2012
su parere conforme della Commissione Tecnica Centrale del 22 marzo 2012
e del Comitato Consultivo degli Esperti del 4 aprile 2012
in vigore dal 15 maggio 2012

PREMESSA
Da più di dodicimila anni [oltre 100.000] il cane è compagno dell'uomo. Attraverso la domesticazione, il cane è entrato a far parte del contesto sociale umano, ed ora sotto molti aspetti è completamente dipendente da noi. Ciò rende l'uomo fortemente responsabile del benessere del cane.
In particolare durante l'addestramento, e' di primaria importanza, porre attenzione alla salute sia
fisica che psichica del cane. Principio fondamentale quindi e' quello di avere nei suoi confronti un
atteggiamento non violento, rispettoso dell'animale e adeguato alla sua specie. E' scontato che il
cane debba ricevere cibo e acqua a sufficienza, e che ci si occupi della sua salute, sottoponendolo
a regolari vaccinazioni e controlli veterinari. È inoltre assolutamente necessario garantire al cane
regolari contatti sociali con l'uomo, e la possibilità di sfogare a sufficienza il suo naturale bisogno di
attività sia mentale che fisica.
Nel corso della storia, il cane ha avuto svariati compiti, nello svolgimento dei quali, oggi viene nella
maggior parte dei casi,sostituito dalla tecnologia. E' quindi ora compito e responsabilità del
proprietario conduttore,dare la possibilità al cane di svolgere attività e movimento conformi alle
proprie attitudini, a stretto contatto con esseri umani. A questo scopo sono molto adatte la prova di
BH, la prova di IPO V, e prove di pista e di ricerca. Il cane dovrebbe avere la possibilità di essere
impiegato ed impegnato in attività conformi alle sue qualità naturali e alle sue potenzialità. Sono
necessari oltre ad un sufficiente movimento, anche una attività intensa che tenga conto delle
capacità di apprendere,e delle attitudini di ogni singolo soggetto: i diversi tipi di attività sportive
cinofile,sono ideali a questo scopo.
Cani non sufficientemente impegnati in attività adeguate, possono creare problemi nella società.
Le persone che addestrano il loro cane, o che si dedicano con esso, ad uno sport cinofilo, devono
sottoporsi ad un accurata formazione, al fine di ottenere una collaborazione uomo/cane più
armonica possibile.
Lo scopo di qualsiasi tipo di addestramento è quello di insegnare ad ogni cane cose che lui sia in
grado di fare.
L'armonia fra uomo e cane, indipendentemente dal tipo di attività cinofila praticata, è il primo
traguardo da raggiungere. Si può arrivare a tale armonia solo se ci si riesce ad immedesimare
nella mente del proprio cane, imparando a conoscere le sue doti e le sue qualità naturali.
L'uomo ha l' obbligo etico di educare ed addestrare a sufficienza il proprio cane. I metodi che
devono essere utilizzati,devono fondarsi su conoscenze sicure,basate su studi di etologia e di
cinologia.
Per ottenere gli obiettivi di educazione, addestramento, o allenamento che ci si prefigge, deve
essere impiegato un metodo non violento e positivo per il cane. Strumenti di educazione,
addestramento o allenamento non specie compatibili non sono ammessi (in conformità con le
norme a tutela del benessere animale).
L'impiego del cane nello sport, si deve basare sulle sue qualità naturali, sulle sue potenzialità,e
sulla sua disponibilità; non è ammesso influenzare le naturali prestazioni del cane con medicinali o
strumenti non adeguati.
L'uomo ha l'obbligo di conoscere a fondo le attitudini del proprio cane: chiedere al cane prestazioni
che non può dare non è eticamente accettabile.
Un cinofilo responsabile parteciperà a prove, gare ed allenamenti solo con cani sani e in adeguata
forma psicofisica.