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mercoledì 5 maggio 2010

La mente al di sopra della materia? Come il tuo corpo crea il tuo pensiero


Io PENSO dunque sono,” affermava Cartesio. Forse avrebbe dovuto aggiungere: “Io agisco, dunque penso.”
La nostra abilità di pensiero è stata per lungo tempo considerata fondamentale a ciò che ci rende “umani”. Oggi, i ricercatori sostengono che i nostri corpi e la loro relazione con l'ambiente circostante governano anche i nostri pensieri più astratti, incluso il pensare numeri casuali o il decidere di raccontare esperienze negative o positive.
I sostenitori delle teorie cognitive tradizionali sarebbero sorpresi”, sostiene Tobias Loetscher, dell' università di Melbourne in Parkville, Australia. “Essi generalmente considerano il ragionamento umano coinvolto nei processi cognitivi astratti privo di qualsiasi connessione con il corpo o con lo spazio.”
Fino a poco tempo fa, l'ipotesi era che i nostri corpi contribuiscono unicamente alle nostre interazioni più elementari con l'ambiente circostante, vale a dire i processi sensoriali e di movimento. I nuovi risultati delle ricerche suggeriscono che i nostri corpi sono coinvolti anche nella produzione del pensiero astratto, e che anche attività apparentemente insignificanti hanno il potere di influenzare il nostro pensiero.
Indizi che il nostro corpo può giocare un ruolo nel pensare possono avvisarsi nelle metafore che utilizziamo per descrivere situazioni, come ad esempio “ sono stato trattato con freddezza” o “ ha una eccellente visione della relatività”.
Trenta anni fa, tali affermazioni portarono il linguista e filosofo George Lakoff, dell' università Di California, in Berkley, assieme al filosofo Mark Johnson dell'università dell'Oregon in Eugene, a proporre una teoria della metafora, secondo la quale noi pensiamo i nostri concetti astratti secondo come funziona il nostro corpo. Ora le prove di questa teoria cominciano ad affiorare. Nel 2008, ad esempio, i ricercatori hanno dimostrato che le persone che si sentono emarginate accusano di più il freddo fisicamente.
Adesso, Loetscher ed i suoi colleghi, hanno collegato la nostra capacità di pensare numeri casuali- un esempio di pensiero astratto- ai movimenti del corpo.
Il suo team ha chiesto a ragazzi destrorsi di 12 anni di pensare una serie di 40 numeri, tutti fra 1 e 30, nella sequenza più casuale possibile. I ricercatori hanno registrato i movimenti orizzontali e verticali degli occhi dei ragazzi mentre pronunciavano a voce alta i numeri casuali al ritmo di un metronomo.
Il team ha scoperto che i movimenti degli occhi potevano essere usati per prevedere le dimensioni del numero prima che fosse pronunciato. Se il soggetto guardava a sinistra verso il basso, sceglieva un numero più piccolo del precedente, e se guardava a destra verso l'alto, sceglieva un numero più alto (Current Biology, DOI: 10.1016/j.cub.2010.01.015). Inoltre, la misura in cui guardava in una particolare direzione era correlata con l'entità di grandezza, inferiore o superiore, rispetto al numero precedentemente detto. Questo riscontro sostiene fortemente la teoria che il pensiero astratto è legato ai movimenti fisici dei nostri corpi, afferma Loetscher.
Ma perché due cose in apparenza non collegate- movimenti oculari apparentemente insignificanti e numeri casuali- sono correlate? Lakoff, che chiama l'esperimento di Loetscher un “ particolare bell' esempio” di cognizione incarnata, che ha a che fare con la nostra capacità di pensare e che si sviluppa durante l'infanzia.
Lakoff calcola che i volontari fanno uso di due serie di metafore per immaginare numeri: l' alto è maggiore e il basso è minore, e che destra è maggiore e sinistra minore. Tali metafore sono state apprese e incorporate permanentemente nel cervello sin da tenera età. Un bambino, guardando svuotarsi un bicchiere d' acqua, o costruendo una pila di mattoncini, imparerà che una cresciuta altezza comporta una maggiore quantità, ad esempio. Le diverse regioni del cervello che processano quantità e altezza si sono collegate nel cervello in crescita, egli sostiene, portando ad una comprensione “incorporata” della metafora che l'alto è maggiore. Allo stesso modo, le persone destrorse possono collegare nell'apprendimento la destra con + poiché tale è la loro mano dominante.
Ciò che non è chiaro nell'esperimento di Loetscher, tuttavia, è se sono i movimenti oculari a determinare la selezione numerica, o se è la selezione numerica a generare particolari movimenti oculari.
Per provare se i movimenti sono in grado di pilotare i pensieri, Daniel Casasanto dell'Istituto Max Planck di psicolinguistica in Nijmegen, Paesi Bassi, si è rivolto alle metafore che usiamo per parlare dei nostri stati d'animo. “Possiamo, con una certa forzatura, rappresentare tali metafore in uno schema spaziale verticale, nel quale il positivo/buono è in alto ed il negativo/cattivo in basso,” dice Casasanto. “Noi parliamo di tenore di vita elevato, o del nostro umore in crescendo, affermiamo di sentirci giù di corda.”
Abbiamo rappresentato i nostri stati d'animo in uno schema spaziale verticale, con il positivo/buono è in alto ed il negativo/cattivo in basso.”
Il suo team ha chiesto a 240 studenti di spostare dei blocchi di marmo da un contenitore posto su di un alto scaffale ad uno scaffale posto in basso, o viceversa; durante tale operazione si argomenta una discussione su eventi che hanno significato emotivo positivo o negativo- come, ad esempio, situazioni nelle quali ci si è sentiti fieri o ci si è vergognati di noi stessi.
Si è scoperto che gli studenti sono stati, significativamente, più rapidi al recupero e alla rielaborazione di storie che aderivano alla metafora implicita nelle loro azioni. Così, se stavano spostando i marmi verso l'alto, erano più pronti nel raccontare storie contenenti emozioni positive piuttosto che nella rielaborazione di emozioni negative, e viceversa.(Cognition, DOI: 10.1016/j.cognition.2009.11.002).
I risultati del test hanno anche portato ad un interrogativo più profondo: è possibile che i movimenti corporei hanno il potere di influenzare non solo la velocità di espressione verbale delle persone, ma anche ciò che scelgono di raccontare- o anche di pensare- qualunque cosa essa sia?
Il successivo esperimento di Casasanto ha confermato siffatta ipotesi.
Mentre gli studenti spostavano i marmi da uno scaffale all'altro, venivano poste domande di genere neutro, come “raccontami quello che ti è successo ieri”. In questi casi, i soggetti erano maggiormente propensi a raccontare episodi positivi quando spostavano i marmi in alto, mentre si evinceva una propensione alla narrazione di storie negative durante lo spostamento verso il basso. “Non è un po' inquietante?”, domanda Casasanto.
Si parlava positivamente quando si innalzavano i marmi, negativamente quando li si abbassava.
Se, effettivamente, i movimenti corporei influenzano i nostri pensieri, Casasanto afferma che persone che usano il loro corpo in maniera diversa avranno pensieri diversi. Per verificare ciò, ha esaminato questa volta anche persone sinistrorse (mancine). Egli ha chiesto a 286 studenti, 40 dei quali mancini, di esprimere giudizi sui personaggi di un cartone animato chiamati Fribbles.
La pagina test contiene 12 paia di Fribbles con i membri di ciascuna coppia simili, ma con caratteristiche distintive. In ogni coppia un membro era situato a destra e l'altro a sinistra di una domanda.
Si è chiesto agli studenti di cerchiare un personaggio in ogni coppia secondo la valutazione delle sue caratteristiche personali, come l'onestà, la felicità, l'intelligenza e l'attrattiva.
Le valutazioni erano formulate in modo positivo (chi è il Fribble più attraente?) o negativamente (chi è il Fribble che sembra meno interessante?).
I ricercatori hanno scoperto che 210 studenti hanno mostrato una preferenza verso sinistra o destra e. di questi, il 65% dei mancini attribuiva caratteristiche positive in modo più significativo ai Fribbles posti a sinistra, mentre il 54% dei destrorsi collegava attributi positivi ai Fribbles di destra- Journal of Experimental Psychology, DOI: 10.1037/a0015854).
I destrorsi collegano il buono alla destra e i mancini pensano il bene a sinistra”, conclude Casasanto.
Questa tendenza all'attribuire virtù positive al nostro lato dominante può essere riscontrata anche in espressioni come “il mio braccio destro” (nel senso di socio o aiutante), o “hai due piedi sinistri” (detto di persona poco pratica nella danza o piuttosto maldestra nel proprio equilibrio motorio), espressioni che si sono diffuse e radicalizzate a causa della stragrande maggioranza destrorsa dell'umanità.
Se le caratteristiche intrinseche dei nostri corpi sono responsabili del nostro pensiero astratto- cosa implica ciò per corpi drasticamente diversi da quello umano?
Lakoff sostiene che, se esistono intelligenze aliene, potrebbero avere un corpo molto diverso dal nostro e, per tale motivo, avrebbero sviluppato un pensiero astratto molto diverso dal nostro- anche forse un diverso sistema matematico. “ le persone presumono che la matematica sia obiettiva e che tutti avranno universalmente le stesse formule, dice Lakoff,”ma non vi è ragione per credere ad una affermazione del genere”.
Perché le macchine intelligenti hanno bisogno di un corpo?
Se la nostra abilità nel pensiero astratto è strettamente legata al sé fisico, le macchine intelligenti hanno anch'esse la necessità di un corpo?
E' una questione che si sta investigando. Il roboticista Josh Bongard dell'università del Vermont in Burlington, sostiene che la dotazione di un corpo fisico dei robot e il modo con il quale interagiscono con l'ambiente circostante possono essere la chiave per creare la capacità, nelle intelligenze artificiali, al pensiero astratto. Per cominciare, Cynthia Breazeal del Massachusetts Institute of Technology, con il suo team ha creato un robot antropomorfo che usa la conoscenza del proprio corpo per dedurre gli stati mentali umani.[...]
fonte: NewScientist