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venerdì 24 luglio 2015

Svolte epocali: la scoperta del fuoco


Quando i venti soffiavano forte da nord, spifferando gelidi che la grande cappa di ghiaccio continuava la sua avanzata, noi ammucchiavamo tutte le nostre riserve di legna e fascine davanti alla caverna e facevamo un grande fuoco, convinti che per quanto a sud si fosse spinta stavolta, fino in Africa, addirittura, noi eravamo perfettamente in grado di affrontarla e vincerla.
 Avevamo un bel daffare a procurarci il combustibile necessario per tutti quei falò, anche se con una buona lama di quarzite un ramo di cedro da mezza spanna si taglia in dieci minuti; erano gli elefanti e i mammut a tenerci caldi, con la loro premurosa abitudine di sradicare gli alberi per provare la forza di proboscidi e zanne. L'Elephas antiquus si dedicava a questo sport anche più del tipo moderno, perchè era ancora in pieno sforzo evolutivo. I mammut, che a quei tempi si sentivano già quasi perfetti, sradicavano alberi solo quando erano arrabbiati, o quando volevano far colpo sulle femmine. Nella stagione degli amori bastava seguire il branco per far legna; nelle altre un sasso ben centrato dietro l'orecchio di un mammut al pascolo faceva miracoli, garantendoti il riscaldamento, anche per un mese. E' un trucco, lo dico per esperienza personale, che funziona ottimamente con i grossi mastodonti; ma ce ne vuole, poi per trascinare a casa un baobab sradicato. Brucia bene, ma non puoi avvicinarti a meno di trenta metri.
[...]
Le faville salivano al cielo, nelle gelide e serene notti d'inverno, la legna verde sfrigolava, quella secca crepitava, e il nostro fuoco splendeva come un faro su tutta la Rift Valley. Quando la temperatura si abbassava parecchio anche in pianura, e le piogge spargevano umido e dolori alle giunture, costringendoci a restare al chiuso, veniva a trovarci zio Vania.
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"Stavolta l'hai fatta grossa, Edward" tuonò.
"Avrei dovuto immaginarlo che prima o poi sarebbe successo, ma a quanto pare pensavo che ci fosse un limite anche alla tua follia. Naturalmente mi sbagliavo! Basta perderti di vista un'ora perchè tu commetta qualche nuova idiozia. Questa, poi! Edward, se già non ti avessi ammonito abbastanza, se già non ti avessi addirittura implorato, come fratello maggiore, di pensaci bene prima di proseguire sulla tua china rovinosa, di emendare la tua condotta prima che trascini te e i tuoi in qualche irreparabile disastro, avrei ora l'obbligo di dirti con enfasi almeno dieci volte più forte: fermati! Fermati, Edward, prima che sia troppo tardi...Ammesso che tu sia ancora in tempo, fermati...".
[...]
"Ehi, Vania, è un bel pezzo che non ti fai vedere! Vieni qua, vieni a scaldarti, mio caro. Dove ti eri cacciato?".
Zio Vania fece un gesto d'impazienza.
"Neanche tanto lontano. La stagione non è stata troppo propizia alla frutta e agli ortaggi su cui si basa, in buona sostanza, la mia dieta...".
"Eh, lo so" disse papà, comprensivo. "A quanto pare stiamo capitando in un'era interpluviale. Ho notato che ultimamente la siccità si è estesa".
[...]
"Sono tornato ieri" riprese zio Vania "e naturalmente avevo già intenzione di venirvi a trovare. La sera stessa ho capito che c'era qualcosa che non andava. Mi risulta che da queste parti ci sono undici vulcani, Edward...non dodici! Guai in arrivo, quindi, e ho subdorato che c'entravi tu. Sperando ancora, assurdamente, ma col cuore stretto, son corso qui. Avevo ragione. Vulcani privati, nientemeno! Stavolta l'hai fatta troppo grossa, Edward!".
Papà ebbe un ghigno sornione. "Lo credi davvero, Vania?" gli domandò. "Insomma, secondo te ci siamo, è il punto di svolta? L'avevo pensato anch'io, ma come si fà a esserne sicuri? Indubbiamente è una svolta, nell'ascesa dell'uomo, ma sarà proprio la svolta?" e papà strizzò gli occhi, in una sua tipica smorfia di comica disperazione.
"Che ne so se è una svolta o la svolta" ribattè zio Vania. "Io non presumo affatto di sapere quello che tu credi di fare, Edward. Ti monti la testa, questo sì! E ti dico che questa è la cosa più perversa e contronatura che uno..." 
"E' contro natura, eh?" disse papà, interrompendolo con impazienza. "Ma allora, Vania, l'artificiale è entrato nella vita subumana già con gli utensili di pietra. Sai forse è stato proprio quello il passo decisivo, e questa è solo un'elaborazione; e però la selce la usi anche tu, e quindi..."
"Ne abbiamo già discusso mille volte" rispose zio Vania. "Entro certi limiti ragionevoli, gli utensili e i manufatti non infrangono l'ordine naturale. I ragni usano la rete per catturare le prede; gli uccelli costruiscono nidi che noi manco ci sognamo; e chissà quante volte le scimmie avranno scagliato una noce di cocco per spaccarla su quella tua testa dura - cosa che forse spiega i tuoi deliri. Non più tardi di qualche settimana fà, ho visto un branco di gorilla attaccare una coppia di elefanti - elefanti, nota bene! - con dei bastoni. Sono disposto ad accettare come naturali le semplici selci sbozzate, a patto di non giungere a dipenderne, e di non raffinarle indebitamente. Non sono un reazionario, Edward, tanto è vero che fin lì ci arrivo. Ma questo! E' tutta un'altra cosa. Non si sa dove può portare. Coinvolge tutti. Anche me. Potresti bruciare la foresta. Che fine farei io, allora?".
"Oh, non credo che succederà, Vania" osservò papà.
"Tu non credi? Di' un pò, Edward, ma tu la controlli per davvero, questa roba?".
"Ehm...più o meno. Più o meno, sai com'è".
"No che non lo so! Più o meno? O la controlli o non la controlli! Non fare il furbo. Per esempio, la sai spegnere?".
"Se non la alimenti, si spegne da sè" fece mio padre, sulla difensiva.
Edward" disse zio Vania "ti avverto: hai messo in moto qualcosa che potresti non essere più in grado di fermare. Sei convinto che a non alimentarla si spenga: non hai pensato che potrebbe anche decidere di nutrirsi da sè? Che fine faresti allora?"
"Non è ancora successo" disse mio padre di malumore. "A dir la verità, perdo tutto il mio tempo ad alimentarla, specialmente nelle notti piovose".
"Allora ti consiglio di tutto cuore di spegnerla subito" disse zio Vania "prima che si inneschi una reazione a catena. Quanto tempo è che scherzi col fuoco?".
"Oh, l'ho scoperto qualche mese fa" disse papà.
"E sai, Vania, è una cosa veramente affascinante. Ha delle potenzialità incredibili. Voglio dire, ci puoi fare un sacco di cose, oltre al riscaldamento centrale, che è già un bel passo avanti. Ho appena incominciato ad intravederne le applicazioni. Prendi il fumo: credici o no, soffoca le mosche e tiene lontano le zanzare! 
[...]
Ma proprio in quella zio Vania lanciò un urlo, e cominciò a saltellare su un piede solo...
"Ahiaargh!" ruggiva zio Vania. "Accidenti a te, Edward! M'ha morsicato, hai visto? Ecco dove portano i tuoi trucchi infernali!Che cosa ti avevo detto? Finirà per divoravi tutti quanti!...Ti estinguerai, vi estinguerete tutti in men che non si dica!Siete fritti! Uhhiah...Torno sugli alberi! Stavolta hai passato il segno, Edward! Come a suo tempo ha fatto il brontosauro!".